Le brutte sensazioni nel network marketing esistono, come esistono pure quelle belle.
Certo è piacevole celebrare i momenti esaltanti dell’attività, però oggi è il caso di riflettere proprio sui momenti bui.
Ma perché parlare di cose non belle?
Già, in effetti è una domanda legittima, soprattutto se mi hai sentito ripetere questa frase:
“La tua mente non è un cassonetto della spazzatura: se non sei parte del problema o della soluzione non sei tenuto ad interessartene.”
Eticonetwork però è l’aiuto pratico ai networker che lavorano faccia con le persone, quindi raccontarti qualche mia esperienza può indicarti una via d’uscita da eventuali tuoi problemi.
Oggi ti racconto la tremenda sensazione di non essere all’altezza che mi ha afflitto agli inizi e di come l’ho superata.
Se poi la tua situazione fosse diversa dalla mia, sono convinto che potrai comunque trarne ispirazione.
Sensazioni spiacevoli
Nel corso della mia carriera, quando ero un incaricato alla vendita, ho vissuto vari tipi di sensazioni spiacevoli, autentiche montagne russe psicologiche affatto divertenti.
Voglio parlarti soprattutto del disagio iniziale, cioè dei primi tempi: in seguito magari ti racconterò anche di quando ero al vertice e sono stato tradito proprio dall’azienda.
Ora dimmi: quando hai mosso i primi passi nel network, ti è capitato di sentirti inadeguato? Di vedere che tutti intorno a te conseguivano risultati mentre tu avevi dubbi sulle tue capacità?
L’hai vissuta quella sensazione per cui ti sembrava che gli altri ottenessero successi con una facilità tale che al loro confronto ti sei sentita senza speranza?
Oppure non sei più agli inizi, magari ci sei dentro da anni, ma vivi la sensazione di essere l’unico che non riesce?
Ecco, ti parlo proprio di quello perché anche io ci sono passato: i primi mesi sono stati un inferno emotivo.
Ora quindi ti racconterò quello che ho passato e come ne sono venuto fuori: attenzione però, l’intenzione non è quella di atteggiarmi a guru ma solo di trasmetterti la mia esperienza.
Piccolo trailer
Entro in quest’azienda a giugno del 1993, senza nessuno sponsor: un mio conoscente tipografo, sapendo che io ero coinvolto nel mlm, mi parla di una società in fase di lancio per cui sta stampando tutto il materiale pubblicitario.
Mi presento da solo e parlo con la proprietà, m’iscrivo e divento un braccio diretto affidato ad uno sponsor che per tutto il tempo che è restato in attività non ha mai mosso un dito per aiutarmi: niente affiancamento, né passivo né attivo.
Inizio a frequentare ogni possibile addestramento e prendo appunti su ogni elemento del business: società, prodotti, piano compensi, procedure, tecniche di vendita e sponsorizzazione.
I miei colleghi sono soprattutto persone di un livello sociale elevato, molti provenienti da un’altra azienda come pure “la proprietà ed il mio “sponsor”: gli addestramenti sono improntati secondo il metodo “Io dico, tu fai”.
All’inizio i prodotti a catalogo sono una linea d’integratori e una di cosmetica.
Mentre gli integratori hanno un prezzo alla portata di tutti, la linea cosmetica somma un totale di 400 euro. (Sì, lo so che a quei tempi c’era la lira… ma è per semplificare il ragionamento).
La cosa un pò mi spaventa perché io guadagno 1100 euro (idem come sopra…) andando a pulire le scale di notte: nell’altro mlm avevo una media di guadagno mensile di 400 euro e comunque non posso più contarci perché ho chiuso il codice.
Qui cominciano tutte le brutte sensazioni.
Frequentare gli eventi, cioè seminari e serate informative, da un lato mi arricchiva di informazioni ma dall’altro mi rendeva frastornato.
Quando sentivo soprattutto le testimonianze di donne, chiaramente appartenenti alla borghesia dei quartieri alti di Roma, mi spaventavo per la facilità con cui raccontavano di aver venduto tante linee cosmetiche alle loro amiche.
Dentro di me pensavo:
“Io non conosco persone di quel livello che possano spendere tutti quei soldi con facilità!”.
Il senso d’inadeguatezza aumentava quando li vedevo portare ospiti che al termine della serata s’iscrivevano subito comprando il kit da 600 euro.
Altra cosa che mi feriva l’autostima era quando dal palco venivano esaltati quelli che, appena iniziata l’attività, sviluppavano fatturati personali consistenti.
Stesso discorso per quelli che, nei primi 2-3 giorni del mese, avevano un volume di vendita elevato...
Io mi sentivo un pesce fuor d’acqua: davvero, mi mancava il respiro assistendo a quella esaltazione che, ero convinto, mi fosse preclusa.
Bruttissime sensazioni, credimi: anche perché se cercavo di capire facendo domande, mi scontravo con un muro di spocchia a dimostrazione che per loro il mio successo non contava.
E il disagio non si limitava ai risultati ma anche al metodo insegnato per raggiungerli.
Durante gli addestramenti
Come ti ho detto prima, gli addestramenti erano all’insegna del
“Io dico, tu fai”
In quel periodo la parola guru non era di moda ma, se vuoi un termine di paragone, lo stile era quello: al di là delle belle parole di circostanza, i “capi” si mettevano loro sotto i riflettori invece di illuminare il nostro percorso.

E quest’aria da Marchese del Grillo permeava anche il metodo di lavoro che veniva insegnato: le “chiusure ad imbuto”.
Non so se conosci quest’espressione quindi ne spiego il senso: significa mettere le persone con le spalle al muro, anche con arroganza, per costringerle a firmare iscrizioni ed ordini di prodotti.
Inoltre c’erano addestramenti tenuti da persone del settore “porta a porta”: si insegnavano tecniche assolutamente non duplicabili perché o eri come loro oppure non potevi usarle.
Universi paralleli
È la stessa cosa, ad esempio, che avviene oggi quando le persone restano incantate da certi eventi, quelli in cui ci sono come relatori persone con spiccate doti naturali: perché è stupido girarci intorno, un conto è l’atteggiamento positivo ma è la personalità ad avere ben altra importanza.
La dico senza filtro: sto parlando di personaggi pubblici, sportivi ma non solo, che anche in presenza di menomazioni dalla nascita oppure a seguito di incidenti, hanno comunque ottenuto risultati eccezionali.
Secondo me, giusto per fare un esempio, un Alex Zanardi ha potuto fare quel che ha fatto in virtù di un dono naturale che è il suo temperamento: dipende da un fattore genetico. Lo stesso vale anche per Bebe Vio.
Così non ci si diventa, così ci si nasce!
Stesso discorso su un altro versante: tra i miei conoscenti ho alcuni romagnoli, donne ed uomini, che sprizzano energia da tutti i pori e attraversano tempeste uscendone indenni sul piano emotivo.
Ripeto, è genetica pura, è questione di temperamento perché così ci si nasce non ci si diventa.
Il temperamento è questione genetica, il carattere ci si innesta e si forma sulla base delle esperienze, mentre la personalità è la somma di queste due componenti.
Personaggi così possono sicuramente ispirare le persone ma non sono duplicabili!
Riassunto dei miei problemi
Ricapitolo le cose che mi impaurivano:
- Il metodo di lavoro: l’impostazione dei rapporti con gli altri era in antitesi con il mio senso dell’etica o impossibile per il mio carattere
- La mia rete sociale era di livello medio basso, quindi temevo di non riuscire a crearmi una solida base di clienti e incaricati
- I risultati che gli altri ottenevano e che venivano esaltati dai “leader” erano per me inspiegabili.
Ero disperato, non sapevo come fare: nessuno era disponibile ad aiutarmi nel rispetto del mio modo di essere.
Non ho mollato soltanto perché i prodotti erano validi e io sapevo di essere una persona per bene.
Ma è stata dura, un carico psicologico molto pesante.
Comunque è durato lo spazio di quattro mesi.
Come ne sono uscito fuori?
È stata tutta questione di scelte da compiere e te le racconto in modo sintetico.
La scelta del metodo di lavoro
La scelta che ho fatto è di accettare di dovermi creare da solo un metodo di lavoro coerente con la mia personalità ed i miei valori.
Così ho elaborato tutti gli insegnamenti e ne ho tratto uno schema di base per la vendita e la sponsorizzazione.
Prima ho pensato a cosa fare e poi l’ho messo in pratica, facendo le opportune verifiche ed aggiustamenti.
Ho preso la sana abitudine di avere sempre con me un quadernino su cui, al termine di ogni tipo di incontro, riportare tutte le cose significative:
- Le obiezioni che non ero riuscito a superare
- Il modo in cui avevo risolto obiezioni che invece mi sembravano insuperabili
- Le frasi efficaci da usare in base ai contesti e alle situazioni
- Le idee da sviluppare
Questo mio “protocollo” l’ho conservato nel tempo, anche successivamente, quando ho cambiato settore e prodotti: credimi che è un metodo funziona.
E non ricordo quanti quadernini ho riempito.
Questo è l’ultimo che mi è rimasto e che conservo.

Grazie a questo sistema di lavoro ho poi messo a punto il mio metodo della “Presentazione a sfrondamento e potatura”.
Easy come, easy go
Quello che arriva facilmente altrettanto facilmente se ne va.
I risultati ottenuti senza sforzo sono destinati a non durare nel tempo.
Pensa alle mie colleghe che magnificavano le loro vendite seriali: in seguito non sono state più in grado di farle e mi sono reso conto della causa.
Le loro amiche acquistavano per pura curiosità e per provare la novità, quindi chi vendeva non faceva nessuno sforzo: nessuna vendita del futuro, nessun follow up, nessuna immunizzazione.
Così appena parlavano con l’estetista o il medico, oppure quando leggevano pubblicità di nuovi prodotti sulle riviste semplicemente passavano ad altro.
Stesso discorso per quelle che si erano iscritte: alla prima difficoltà, mollavano.
Quanto ai fatturati “esplosivi” ad inizio attività, ho imparato a guardarli nella giusta prospettiva, cioè quella della vendita “forzata” alla propria cerchia ristretta: lo puoi fare all’inizio ma poi tutti ti chiudono le porte.
Per non parlare poi di chi letteralmente si comprava la qualifica e, su input degli pseudoleader, evitava di dirlo.
Considerando poi i fatturati raggiunti già nei primi giorni del mese, mi sono reso conto che esiste la tattica di “trattenere la produzione”: anche qui, sempre su indicazione degli upline, se non potevano raggiungere la qualifica allora facevano gli ordini nel mese successivo.
La rete sociale e i sei gradi di separazione.
Come ho fatto a trovare le persone attraverso le quali sviluppare una rete di migliaia di incaricati con grandi fatturati?
Prima di tutto, evitando di proiettare la mia situazione sugli altri e non dando per scontato che tutti ragionassero in termini economici come me: se io non potevo permettermi certe spese, non era detto che la stessa cosa valesse anche per gli altri.
Semplifico: ad esempio, quanta gente si compra l’ultimo modello di IPhone anche se non se lo può permettere? Lo fanno perché per loro è importante averlo, agosto d’indebitarsi!
Ho imparato a far capire e far sentire l’importanza di ciò che proponevo.
Quanto poi ad allargare la mia rete di conoscenze al di fuori della mia cerchia, la conosci la teoria dei “sei gradi di separazione”?
Si tratta di una teoria, poi effettivamente comprovata, che dice che ognuno di noi può arrivare a chiunque, in qualsiasi parte del mondo, attraverso cinque intermediari.
In parole povere, tizio che conosce tizio che conosce tizio ecc.
Ti faccio qualche esempio di quello che mi è successo.
Prima situazione: conoscevo un pastore evangelico, attraverso di lui arrivo ad un cantante gospel nigeriano che, a sua volta, mi presenta un altro cantante afroamericano di funky e quest’ultimo mi presenta le proprietarie di una famosa discoteca romana.
Seconda situazione: la maestra delle elementari di mia figlia mi presenta un giornalista che, a sua volta, mi presenta la responsabile commerciale del Lazio di una società di merchandising che, a sua volta, mi presenta una sindacalista e attraverso di lei arrivo alla direttrice di un centro commerciale.
Terzo esempio: parto da un macellaio di un mercato rionale, poi arrivo alla socia di un bar, lei mi presenta un famoso ex calciatore.
Quarto esempio: conoscevo una commercialista, lei mi presenta uno spedizioniere doganale, lui mi porta uno Smeraldo di una grande società di network che mi porta una capogruppo Stanhome che mi porta una fortissima venditrice di abbigliamento a domicilio che mi porta un concessionario di una famosa azienda di latticini.
Tutte persone che ho sponsorizzato, uomini e donne che si sono coinvolte in attività con me: non ci conoscevamo ma qualcuno ci ha permesso di poterci conoscere.
Ecco perché nei miei seminari ripeto costantemente questo:
Ogni persona che incontri è la porta sul mondo di tutte le sue conoscenze: sta a te sapere come aprirla.
Ecco anche perché sorrido quando sento dire che i veri professionisti del network marketing non usano la lista nomi.
Imparare a sapersi relazionare con le persone nel modo corretto è molto più semplice e veloce che diventare esperti dei meccanismi dell’online.
Non sto dicendo che i social non funzionano, dico solo che sono due realtà parallele e non bisogna ragionare per esclusione ma valutare sempre i risultati.
In conclusione
Se vuoi conoscere tante mie esperienze e capire a fondo il vero funzionamento del network marketing, parlo di quello etico, alla fine dell’articolo trovi il link del mio libro.
Ci trovi anche gli episodi episodi delle signore della borghesia che ti ho accennato e puoi vedere le tecniche che ho usato con loro.
In ogni caso, quel che voglio dirti oggi è che se non ti trovi col metodo di lavoro che ti hanno insegnato, dopo che hai valutato a priori e poi sperimentato, non devi pensare che quello sbagliato sia tu.
Devi solo mettere a punto il tuo metodo personale, si tratta di trovare il tuo stile, indossare l’abito su misura per te.
E dovrai e potrai cucirtelo da solo.
Ti saluto augurandoti buona vita e dicendoti anche “buona volontà”.
Quello che ti ho raccontato oggi è solo un assaggio di quello che trovi nel libro.
Ci sono altri episodi, altre situazioni reali, e soprattutto il metodo che ho costruito partendo esattamente da dove sei tu adesso.
Puoi cominciare dalle prime 36 pagine — gratis, senza lasciare nessun dato
0 commenti