La verità è che le porcate le fanno anche nel network marketing: in alcuni casi poi si tratta di vere e proprie truffe, orchestrate da “aziende” e “leader” senza scrupoli.
Così scopri che quell’azienda “tanto bella e tanto onesta paréa soltanto”, che quel leader che giurava fedeltà al progetto si è velocemente spostato in un nuovo contesto e che quei risultati così tanto celebrati erano frutto di manipolazioni.
Sui social leggiamo spesso di persone che sono state tradite da azienda e/o upline ed hanno abbandonato l’attività e, forse anche per questo motivo, in tanti affermano che si tratta di un settore malato e putrido con cui è meglio non avere a che fare.
Oggi ti racconto una storia e lo faccio con un preciso scopo: voglio mostrarti che le dinamiche funzionali del network marketing restano sempre le stesse, sia quelle degli anni ’90 che quelle “innovative” post pandemenza.
Perché il network è essenzialmente un’attività di relazione umana e le persone fanno sempre le stesse cose.
Non c’è niente di nuovo sotto il sole
Non c’è niente di nuovo sotto il sole è una frase di Qoèlet, un libro della Bibbia scritto nel quinto secolo avanti Cristo.
L’autore, con quella espressione, intende affermare che da quando la terra è stata creata non accade nulla di nuovo su di essa: da millenni si ripetono le stesse situazioni e gli stessi fatti.
Insomma, nulla è veramente una novità.
Adesso ti racconto cosa mi è successo quando facevo il networker: attenzione, non affronto l’argomento da un punto di vista giornalistico quindi non farò nomi e non mi metterò a sviscerare tutti i dettagli.
Ovviamente sei libero anche di non crederci, nel qual caso fai una cosa: lascia stare, non proseguire la lettura e dedicati ad altro.
Il punto è che voglio condividere con te alcune cose che, se ci rifletterai, ti faranno capire che certe situazioni si ripetono ciclicamente perché il network marketing è un’attività basata sulle relazioni tra persone: sarà come vedere un film e potrai trarne ispirazione per la tua attività.
The next big thing
Siamo nei primi anni 90, il settore del network marketing è dominato sostanzialmente da due grandi colossi: Amway ed Herbalife.
Io sono coinvolto con una realtà “minore”e, dopo circa un anno di attività, ho una downline di oltre duemila distributori e da svariati mesi sto guadagnando costantemente in un mese quello che prima guadagnavo in un anno nel lavoro tradizionale.
E qui permettimi una prima nota: per guadagnare cifre rilevanti non è indispensabile coinvolgersi con colossi mondiali, puoi farlo anche con aziende italiane.
Certo l’azienda deve possedere requisiti di serietà ed affidabilità, ma questo vale anche per qualsiasi altra realtà commerciale.
In quel periodo ecco che arriva la solita “next big thing”, insomma l’azienda proveniente dagli USA “destinata” a conquistare il mercato italiano e annientare tutti gli altri network grazie a due elementi: prodotto esclusivo e un piano compensi innovativo.
E qui la seconda nota di riflessione: quante volte nel nostro settore (dico “nostro” ma ti ricordo che mi occupo esclusivamente di addestramento e non sono coinvolto con nessuna azienda di network) accade che si affacci sul mercato italiano la grande novità spesso proveniente dall’estero?
Facci caso: ogni nuova azienda che arriva si annuncia sempre come quella più innovativa e più remunerativa, quindi destinata ad attirare tutti i leader e conquistare il mercato.
Non è questione di esser fatalisti:
“Ciò che è stato è quel che sarà; ciò che si è fatto è quel che si farà. Non c’è nulla di nuovo sotto il sole” (Qoelet)
Per i maestrini di turno: ovvio che c’è sempre spazio per il progresso scientifico (quello vero) e per l’innovazione ma non tutte le novità sono per diritto divino meglio di ciò che già esiste.
Insomma, bisogna sempre ragionare sulle cose.
Una nuova opportunità di network marketing
Ti ho già detto che non farò nomi perché il senso del discorso è quello di mostrarti come funzionano, a livello generale, certe porcherie tipiche del marketing multilivello.
L’azienda di cui ti sto parlando era sulla bocca di tanta gente che la decantava per il prodotto innovativo e il rivoluzionario piano compensi.
Le cose stavano proprio così?
Lato prodotto, l’ingrediente miracoloso era la Garcinia Cambogia cioè l’estratto di una pianta nota per il contributo che offre nei programmi di dimagrimento.
Era una novità?
Assolutamente no, è un prodotto della millenaria tradizione dell’estremo oriente facilmente reperibile da sempre nelle erboristerie e nelle farmacie.
Per cortesia, astieniti dal fare ragionamenti di marketing circa il posizionamento nella mente del cliente: sono fuori contesto.
Lato piano compensi, dov’era la novità?
Parliamo di un unilevel plan cioè un sistema che paga su un numero fisso di livelli di profondità.
Era innovativo? No, esisteva da più di un ventennio.
Era meglio dei sistemi a differenza provvigionale (Stair step break away plan) adottati dai due grandi competitor del momento?
No, forse poteva apparirlo allo sguardo di un non esperto in quanto garantiva un guadagno “fisso” su vari livelli di profondità.
Certo poteva risultare appetibile per chi non stava costruendo realmente una struttura in ampiezza e quindi non percepiva differenze imprenditoriali ma un vero leader si rendeva conto degli evidenti limiti: non conveniva “lavorare in profondità” perché si guadagnava soltanto fino ad un certo livello.
Oltretutto un sistema del genere è portatore insano del consumo minimo obbligatorio per qualificarsi.
Come vedi, la piaga (porcheria) dell’auto consumo forzato parte da molto lontano….
Comunque vari personaggi ci si erano buttati a capofitto e stavano provando a reclutare leader e distributori in tutte le aziende.
Non ho le prove, ma tanti leader secondo me avevano ricevuto un trattamento “personalizzato” per spostare le proprie reti.
Va anche detto che la comunicazione adottata da chi era passato in quella azienda era coordinata: tutti presentavano il business con tono di minaccia lasciando intendere che
“Si stanno iscrivendo con noi grandi leader e migliaia di persone: se non ti sbrighi perderai tutta la tua rete perché, non ti faccio nomi, ma tanti dei tuoi sono già passati con noi e stanno reclutando tra i membri del tuo team…”
Vuoi sapere com’è andata a finire?
Dal fare la storia alla storiella
Dopo pochi mesi accade un fatto assolutamente inaspettato.
Narra la leggenda che un lunedì mattina i dipendenti, recandosi in ufficio, abbiano trovato i magazzini svuotati di tutte le scorte.
Insomma la prospettiva di un futuro radioso si era schiantata di fronte alla macabra realtà.
L’azienda che avrebbe dovuto cambiare le regole del gioco nel mondo del network marketing aveva preso una mazzata.
La reazione della proprietà testimonia, a mio avviso, che l’azienda aveva aperto il mercato italiano su basi non etiche.
Infatti invece di procedere al rifornimento delle scorte e rivolgersi ai propri distributori spiegando la situazione, l’azienda fu chiusa e non ci fu nessun proseguimento dell’attività.
Ma non era finita qui.
Lo spin off
Nel giro di poco tempo, ci fu la presentazione di una nuova azienda che aveva gli stessi prodotti e lo stesso piano di compensazione.
Ho scritto gli stessi prodotti perché erano proprio gli stessi ma con nuove etichette.
I leader che erano nella prima società ora guidavano l’espansione della nuova e sempre con il medesimo stile.
Per il discorso prodotti e piano compensi non voglio trattarti da stupido, ci arrivi da solo a capire cos’è successo: è sul piano della comunicazione che ho da raccontarti qualcosa.
Pensa al presente: hai fatto caso sui social a tutta quella serie di giovanissimi che ti promettono soldi facili grazie a segreti che solo loro conoscono?
Ti ricordi tutta quell’estetica dubaina fatta di lyfestile? Case, auto, abiti alla moda eccetera
Come si dice? Ah sì, flexare!
Tu li guardi e ti trovi a pensare che bisogna avere proprio una faccia da culo per spararsi le pose con una tale prosopopea.
Ovvio che per te quei personaggi non sono minimamente degni di fiducia ma sappiamo quanti ragazzi giovanissimi, anche minorenni, diventano preda di questa comunicazione tossica.
Ecco, questo tipo di comunicazione non è un segno dei tempi nell’online marketing ma un approccio che parte anch’esso da molto lontano.
Quelli che lo subiscono e ci cadono con tutte le scarpe, sono persone inclini a pensare che l’erba del vicino sia sempre più verde e che se qualcuno si mostra così sicuro di sé evidentemente quello che dice dev’essere vero.
Insomma, tornando alla nostra situazione, tutti quelli che erano coinvolti recitavano a pappardella il medesimo copione segno di una indicazione ricevuta dal vertice.
Ti racconto poi cos’è successo con lo spin off.
Nella hall dell’Hilton
Mi trovavo all’Hotel Cavalieri Hilton di Roma per un evento nazionale ed al termine un mio incaricato, parlo di un 7°- 8° livello, mi dice che c’è una persona che mi vuole conoscere.
Ora io non ho mai sopportato le imboscate, vale a dire gli incontri senza un appuntamento in situazioni non opportune: ci vuole rispetto per il proprio tempo.
L’evento era terminato ed io avrei preferito stare insieme alle persone del mio team ma, per non demotivare il mio incaricato che fino ad allora non aveva coinvolto persone “adatte”, ho concesso un colloquio di pochi minuti.
Così mi presenta un ragazzo poco più che ventenne che, fatti i convenevoli, invece di parlare della nostra opportunità vuole provare a presentarmi la sua: era proprio quell’azienda spin off della prima.
Io sono rimasto seduto per qualche minuto perché volevo far capire al mio incaricato l’inutilità di avere a che fare con questo genere di soggetti e mostrargli che si era fatto manipolare.
Il tizio durante il colloquio si è fatto fare tre telefonate, ovviamente preordinate, in cui all’altro capo del telefono c’erano persone che sostenevano di avere intere organizzazioni intenzionate a entrare in attività.
Io avevo l’espressione che tutti noi abbiamo quando ci vogliono raccontare una barzelletta stupida, che non fa ridere e che già conosciamo ma che insistono a volerti raccontare: di fatto incrociavo lo sguardo con il mio distributore che si stava progressivamente imbarazzando per la situazione.
Il suo ospite stava cercando di mettermi in soggezione seguendo un copione imparato a memoria.
Stava usando per la terza volta l’espressione “capisci?” quando l’ho stoppato bruscamente: “il problema non è se io capisco ma se tu arrivi a capire con chi hai a che fare…”.
Gli ho detto che non era il caso di provare a farmi scendere al suo livello perché non lo avrei seguito: incassato il warning stava provando a riprendere la sua sceneggiata quando arriva ancora una telefonata.
Risponde che non gliene frega niente se si tratta di leader di Amway o Herbalife ma lui non si sarebbe mosso se non ci fosse stata una sala piena di almeno duecento persone.
A quel punto ho detto al mio incaricato di non perdere tempo con un soggetto del genere, mi sono alzato e me ne sono andato.
Quel pischello non l’ho più visto e quell’azienda è durata poco più di quindici mesi, poi si è sgonfiata.
Il mio distributore è rimasto con me.
Morale della storia
Ti riassumo alcuni punti di questa mia esperienza di cui puoi fare tesoro nella tua attività di networker.
Stai attento al modo di comunicare di un’azienda che si affaccia sul mercato: verifica se quanto ti viene detto corrisponde alla verità.
Non lasciarti stordire da una comunicazione aggressiva che, invece di conquistarti coi fatti, fa leva sulle tue paure.
Non cadere nella FOMO (Fear Of Missing Out) cioè nella paura di restare escluso dal treno che sta passando: come ripeto spesso, il network marketing può essere una bellissima avventura a condizione che ti coinvolgi con un’azienda seria e collabori con leader onesti.
Analizza, rifletti e soltanto dopo prendi una decisione: prenditi tutto il tempo necessario.
Ricordati che nel network marketing esistono due partiti: se non li conosci, l’ho spiegato qui.
Non credere che l’erba del vicino sia sempre più verde: non farti suggestionare da dichiarazioni di intenti né da esempi di guadagno di qualcuno.
Domandati sempre come: come sono stati realizzati quei risultati? In che modo quella persona ha guadagnato quella cifra?
Se ti fanno un esempio di guadagno, fatti mostrare l’organigramma e le qualifiche che hanno fatto scaturire l’assegno: controlla poi i guadagni dei mesi precedenti e di quelli successivi.
Non farti problemi a porre domande: il tuo contatto ha bisogno di te, altrimenti come potrebbe crescere la sua attività?
Tieni presente che l’azienda più grande non è necessariamente quella migliore per te.
Se ti va, prendi nota di tutte le nuove società che arrivano e, dopo due o tre anni, guarda la loro situazione.
Verifica sempre che non si tratti di uno schema Ponzi in cui il prodotto è soltanto una scusa: se non sai come fare, usa la regola del congelatore.
Ricorda che nessuno potrà prenderti ciò che ti appartiene e nessuno potrà darti ciò che non ti spetta: io, in questa vicenda, non ho perso nessuno di importante perché chi se n’è andato non ha avuto successo dopo così come non l’aveva avuto prima.
Insomma, occhi aperti e prendila con serenità perché, alla fine della fiera, “Non c’è nulla di nuovo sotto il sole”.
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