Un recente sondaggio IPSOS ci consegna questa fotografia delle motivazioni per cui la gente molla il network marketing.
Per un lettore che non è coinvolto in attività, potrebbe anche bastare.
Se infatti qualcuno guarda il settore dall’esterno, scopre che grossomodo:
- un terzo abbondante molla perché non guadagna a sufficienza,
- un altro terzo perché non è all’altezza,
- il restante non ha voglia di parlare.
Tutto qui.
Ma se da questi dati vogliamo trarne un aiuto pratico — perché questo è lo spirito di Eticonetwork — allora è il caso di spacchettare questi tre insiemi e provare a capirci qualcosa di più.
Perché è ovvio che se tu ci sei dentro e ti piace, allora vuoi evitare di essere tra quelli che mollano: ancor di più, se stai costruendo un team, vorrai prevenire l’abbandono di quelli che hai coinvolto in attività.
Quindi vediamo di ragionarci e dire le cose come stanno, senza filtri e senza ipocrisia.
La gente smette perché non guadagna abbastanza
Domanda: non guadagna abbastanza rispetto a cosa?
Rispetto a quello che gli era stato prospettato?
Oppure rispetto alle proprie necessità e al proprio impegno?
Si entra in attività grazie a una persona che ce l’ha presentata, cioè il proprio sponsor.
Sponsor è una parola latina che significa “garante”: lei/lui quindi è il garante del tuo successo, ovvio a condizione che ti attieni alle sue indicazioni e lavori seriamente.
Durante la spiegazione dovrebbe averti mostrato anche i suoi risultati economici.
Quando poi hai iniziato, dovresti avergli detto tu quali sono i tuoi obiettivi e fatto un programma di lavoro per raggiungerli.
Facciamo un esempio.
Restando coi piedi per terra, se ti aspetti di guadagnare 300 euro al mese e lavori con un piano compensi corretto, che quindi paga inizialmente dal 20 al 30% sulla vendita, sai che devi produrre un fatturato personale di 1000-1500 euro.
È stato fatto un programma per raggiungerlo? È stato rispettato?
Lasciamo stare per il momento i benefici della sponsorizzazione di altri incaricati: se arrivano, consideriamoli un bonus extra.
Sei uscito in affiancamento passivo con lo sponsor che andava a vendere, in modo da capire come si fa?
E poi, sei stato affiancato attivamente nei tuoi appuntamenti?
Hai ricevuto spiegazioni, istruzioni ed ispirazione?
C’è stato un costante contatto, visto che un nuovo incaricato è come un bambino e va quindi logicamente “accudito”?
Perché tutto parte da qui: “metti al mondo” un nuovo collaboratore e lo aiuti a crescere sano.

La gente smette perché non raggiunge il minimo
Il sondaggio dice che il 31% abbandona perché non raggiunge le prestazioni minime richieste.
Facciamo chiarezza attraverso una premessa: il network marketing è parte della vendita diretta, per capirci quella in cui il cliente compra dall’azienda attraverso un venditore/consulente.
La statistica è omnicomprensiva, quindi si riferisce sia al metodo in cui è l’azienda a fornire gli appuntamenti sia a quello in cui è l’incaricato a procurarseli.
Nel primo caso ovviamente l’azienda sostiene costi che devono essere giustificati dai fatturati: per questo è richiesto una media di vendita che, se non rispettata, fa sciogliere il rapporto lavorativo.
Ovviamente nel network marketing le cose vanno diversamente e l’incaricato, nel rispetto delle regole aziendali, si gestisce in totale autonomia e si procura gli appuntamenti.
Di quali requisiti minimi stiamo parlando?
Senza girarci intorno, qui entra in ballo l’autoconsumo obbligatorio: sto parlando di quella porcheria alla base delle attività progettate per spremere le persone.
Fare nomi non serve, basta guardare al passato e anche al presente: quante aziende sono arrivate in Italia e sono esplose in pochissimo tempo per numero d’incaricati e fatturati poi, in 3-5 anni, vissuto un declino progressivo sfociato nella migrazione dei “soliti leader” in realtà simili?
In tutte queste situazioni, se vai a vedere, la vendita viene “schifata” parlando di “costruzione di reti di consumatori” quindi, di fatto, nessuno insegna a costruirsi una base di clienti che consuma mensilmente i prodotti.
Così l’autoconsumo viene forzato imponendo, in vari modi, un requisito minimo di fatturato mensile e si arriva al punto che la gente non ce la fa più.
Io poi, quando me ne parlano chiedendo aiuto, glielo domando il perché abbiano mollato:
“Sono dovuto uscire perché non potevo più permettermi quel business”
Pensa che assurdità: persone che erano entrate in un MLM, che gli era stato presentato come altamente profittevole, costrette a smettere perché non hanno più soldi da spendere.
Poi guardi su Ebay e Marketplace e trovi i prodotti svenduti…
Certo che gli squali del settore guadagnano cifre elevate sfruttando il trend ma questo modo di “lavorare” trasforma il network marketing in un tritacarne. E la gente ne parla male.
I motivi personali
Il sondaggio dice che il 23% adduce a motivi personali la decisione di non proseguire.
Quando finisce un amore, le persone hanno comportamenti diversi: c’è chi va a mettere in piazza tutti i particolari, c’è chi si chiude nella sofferenza e c’è chi invece riesce a chiudere col passato aprendosi a una nuova vita.
“Ti metti a parlare di amore?”
Questa domanda potrebbe farla chi il network marketing non l’ha vissuto ma quelli che ci si sono coinvolti sanno di cosa parlo.
Sanno della passione che ci hanno messo, sanno dell’impegno profuso e delle tante emozioni vissute: ricordano il percorso fatto, passo dopo passo, non dimenticano le sofferenze che hanno poi consentito di poter viver tante gioie.
Queste persone potrebbero anche raccontare i motivi dell’abbandono: lo schifo per il comportamento dei propri leader che li hanno illusi e maltrattati, il disgusto per la condotta dell’azienda che ha progressivamente allontanato i loro traguardi, la vergogna verso gli altri a seguito di una pubblica condanna da parte dell’AGCM.
Chiaramente quelli che non si sono impegnati non te lo verranno mai a dire ma addosseranno le colpe agli altri.
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