Voglio raccontarti una storia di leadership nel network marketing, è una mia esperienza personale diventata poi di famiglia.
Quello che voglio trasferirti è un consiglio sul modo di coinvolgere e mantenere coinvolte eticamente le persone nella tua attività.
La leadership nel network marketing non significa imporre un metodo ma aiutare le persone a trovare il proprio.
Ti anticipo che lo farò con una narrazione stratificata, oserei dire “multilivello”: una roba tipo Pulp Fiction o Inception.
Si intersecano tre periodi: un’esperienza fatta trent’anni fa, rivissuta dopo quindici e “confermata” dal recente incontro con due coppie di networker da cui è poi scaturito l’articolo Sistemi automatici per il network marketing.
Il tramezzino temporale
Ti ho detto che si tratta di una storia che si sviluppa su tre piani temporali:
- 1994, durante tutto il scorso dell’anno
- 2009, primavera-estate
- 2023, una domenica
Iniziamo dall’estate del 2009 quando, come d’abitudine, accompagno Catia e Valeria al Circeo per poi raggiungerle durante il fine settimana.
Il fatto è che ormai da anni non sopporto più il mare estivo: per me il caldo, la sabbia, lo stare ore sotto all’ombrellone… insomma quella routine che a mia moglie e mia figlia piace così tanto a me arreca solo un grande fastidio.
Poi, ovviamente, ci sono anche gli impegni professionali.
Questo è il motivo per cui le porto ad inizio settimana e poi le raggiungo durante i week-end. È una strategia consolidata nel tempo: va bene a loro e va bene a me.
A dirla tutta, va bene anche a mia suocera che condivide la vacanza (e tu non pensare male…).
Il primo fine settimana al Circeo
Ho portato al mare la famiglia martedì ed il venerdì la raggiungo nel tardo pomeriggio.
Quando arrivo, la figlia si sta facendo la doccia mentre moglie e suocera si stanno preparando per poi andare tutti insieme a mangiare pesce a Terracina.
Al ristorante, durante la cena Valeria mi “sequestra” e mi trasmette l’entusiasmo dei suoi quattro anni raccontandomi per filo e per segno tutte le cose fatte.
La mattina seguente, ce ne andiamo tutti in spiaggia molto presto: per me sono le ore migliori, questo è il modo in cui mi godo il mare estivo.
La spiaggia si comincia a popolare di tante famiglie e poiché si accede da un unico cancello, ci passano praticamente tutte davanti: così accade che non appena si incrociano gli sguardi iniziano le presentazioni.
Catia conosce praticamente tutti e ha stabilito con ognuno di loro una relazione: non mi meraviglio di questo perché conosco bene mia moglie e so che lei ha questa specie di dono caratteriale.
Io sono notoriamente una persona discreta ma lei è molto espansiva ed ha questa capacità naturale di allacciare velocemente relazioni ed entrare in sintonia.
Così, dopo nemmeno quattro giorni che è lì, mi accorgo che sa i nomi di tutti, sa dove abitano e praticamente conosce anche molte cose perché gliele hanno raccontate.
Ripeto, è una sua caratteristica personale che si riflette in ogni ambito della nostra vita: ah, guarda che non è affatto una ficcanaso e se qualcuno le fa una confidenza lei la tiene per sé (e su questo siamo fatti allo stesso modo).
Così, mentre osservo tutto questo ripenso a quando lei era uno dei miei leader nell’attività di network marketing.
Correva l’anno 1994…
L’anno dello Smeraldo di Catia
Avevo iniziato a metà del 1993 e in quel periodo la mia downline era in piena fioritura al punto che io, nel giro di pochi mesi, avrei ottenuto la spilla da Diamante.
Tutto il mio team era pervaso di grande entusiasmo e nei meeting si sentiva l’elettricità nell’aria per i traguardi che in tantissimi raggiungevano e superavano.
Catia, che allora era per me una prima linea con cui era radicata una profonda amicizia, era proiettata verso la posizione di Smeraldo ma appariva assai diversa dagli altri leader.
Infatti, mentre tutti gli altri ambivano legittimamente alle “luci della ribalta” e sgomitavano per stare in pedana, lei invece ne era intimorita e non c’era proprio ragione che lo fosse!
Io l’avrei tanto voluta mettere sotto i riflettori perché i suoi risultati potevano essere d’esempio a centinaia d’incaricati della mia struttura.
Avrei voluto darle molto più spazio nelle serate informative, seguendo lo schema che avevo messo a punto per le presentazioni dell’attività ma per lei la cosa era fonte di grande disagio.
Quando poi raggiunse il livello di Smeraldo, la premiazione con consegna del diploma è stata per lei l’occasione di farsi un bel pianto di gioia e ricevere l’applauso prima del suo team e poi di tutta la sala convegni.
In quell’occasione ho potuto spiegare ai presenti quello che non sapevano: vale a dire che lei raggiungeva fatturati di decine di milioni con un piccolo team molto affiatato: un team esente da invidie e paraculaggini, dove le persone si aiutavano l’un l’altra ed i fatturati erano stabili grazie anche ad un’intensa attività di vendita.
Ho mostrato a tutti il senso autentico della leadership nel network marketing: lasciare che ognuno esprima il meglio di sé.
Questo ha sorpreso altri leader della mia downline, oltre a tanti colleghi nel resto d’Italia, che invece si producevano in grandi sforzi per mantenere le qualifiche.
Ecco perché, dinanzi a qualche centinaio di persone, ho voluto ribadire il mio convincimento: le persone che lavorano in un’attività di network marketing vanno lasciate libere di esprimersi secondo il modo più consono alla loro personalità.
E così arriviamo al terzo livello della narrazione.
La braciata con due coppie di networker.
Il contesto è un pranzo estivo a casa dei genitori di una compagna di classe di Valeria cui erano presenti appunto anche le due coppie: ripeto, ne ho già parlato.
Durante le ore passate insieme, ad un certo punto si sono accese varie scintille tra le due donne: una rinfacciava all’altra di non averla aiutata mentre la prima ribadiva di averle insegnato tutto quello che sapeva.
“Secondo te basta solo fare qualche post su Facebook, Instagram e TikTok e tutti vogliono comprare o entrare in attività!”
E l’altra
“Vabbè, ma ti ci devi dedicare e poi col tempo vedrai che le persone ti cercano…”
La risposta
“Dedicare significa fare come te e quelle altre che pubblicate qualcosa praticamente ogni mezzora? Ma ti rendi conto che, alla fine della giornata, fate minimo 30 o 40 post?”
Con Catia incrociavamo gli sguardi avendo ben compreso la situazione: quando lo stesso cercavano di fare le due “contendenti” nei nostri confronti, con l’obiettivo di ottenere una qualche forma di sostegno, noi facevamo i consueti gesti apotropaici come un’alzata di spalle o un bel sospiro.
Quella scena mi ha confermato ancora una volta quanto sia cruciale la leadership nel network marketing per guidare senza imporre.
Lo screzio comunque andava avanti in modo sempre più acceso:
“Ma il lavoro di noi creator digitali è proprio questo: LA CONDIVISIONE!”
Dall’altra parte:
“Ma condivisione di che? Che dovrei condividere? Le borse, le scarpe e i vestiti che ti compri tu? Ma che mi devo stare a mettere continuamente in mostra? Fare i balletti come fai tu?”
Risposta:
“Però funziona!”
Ripresa:
“Funziona per te! Venite tutti e due da famiglie coi soldi, tuo marito guadagna benissimo di suo e oltretutto la casa ve l’hanno comprata i genitori. Per te è facile, dai… Per me è diverso, tu hai una figlia grande ma io due e una è piccola con tutto quello che comporta…”
L’altra a questo punto china il capo ed il marito gira la testa: la sua amica però ormai ha deciso di mollare il freno
“E poi, senza offesa, tu in foto vieni benissimo: hai le tette grandi, bocca carnosa e dentatura perfetta. Poi, oltre a questo, hai pure la faccia come il culo e non ti fai problemi a metterti in posa e fare i balletti e le smorfie. Per te va bene, non ti dico che fai male: ma io non me la sento, è contro la mia natura…
A questo punto cala il silenzio e mi guardano fisso perciò mi alzo ed esclamo
“C’è ancora qualche salsiccia a pezzi?”
Non è finita lì
Dopo un pò, mi rivolgono di nuovo la domanda e io, essendo ospite in casa d’altri, butto la palla in calcio d’angolo dicendo “D’altronde…”
Qui l’altra si riaccende, stavolta con tono un pò velenoso
“D’altronde… non mi pare che funzioni poi così tanto visto che ogni due per tre sei costretta a comprarti la qualifica per partecipare a qualche evento… ma ti rendi conto di quanti prodotti hai dentro casa?”
E qui mi chiama direttamente in causa:
“Roberto, visto che conosci il settore secondo te sto dicendo qualcosa di sbagliato?”
A questo punto le ho guardate negli occhi affermando che, visto che non ho esperienza diretta, non mi sento di esprimere un parere su questo modo di usare i social per fare network marketing.
Poi ho aggiunto che non è detto che se una cosa la fanno in tanti sia per questo “giusta” in modo automatico: il successo è tale solo se ottenuto lavorando in armonia con i propri valori esistenziali.
Proseguendo ho raccontato loro la storia di Catia.
Ora, cosa voglio insegnarti con questo? Ma non voglio proprio insegnarti nulla, solo trasmetterti la mia visione con l’intenzione di esserti di aiuto, in modo pratico, per la tua attività di networker.
Ribadisco il mio pensiero: sulla base della mia esperienza, se vuoi accompagnare le persone verso il loro successo e averle coinvolte a lungo, allora devi dargli modo di esprimersi secondo la propria personalità.
La duplicazione nel network marketing non può essere una religione oppure un’ossessione.
Il tuo compito è aiutare gli altri, per quanto ti è possibile, ad essere la miglior versione di se stessi.
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