Una delle affermazioni seriali, cioè ripetute quasi ossessivamente, è che la duplicazione è la chiave per avere successo nel network marketing.
Quante volte l’hai sentito dire dal palco? Quante volte lo hai letto in qualche bestseller?
Se sei un networker la risposta è ovvia.
Ma è veramente così? E cosa significa duplicazione? Ma siamo proprio così sicuri che tutto sia duplicabile?
Ho l’impressione, confermata da tanti anni di esperienza, che questa sia una tautologia cioè un’affermazione fatta senza mai spiegarne in profondità il senso e, temo, senza averla neppure verificata.
Questa storia della duplicazione che, all’inizio della mia esperienza in questo settore, mi sembrava una genialità si è rivelata poi un ostacolo che ho dovuto affrontare e superare.
Duplicazione: a parole è facile
Quando te lo dicono pare facile:
Devi fare quattro cose:
1° Vendere
2° Sponsorizzare
3° Insegnare a vendere e sponsorizzare
4° Insegnare a insegnare a vendere e sponsorizzare
Ci manca solo che ti dicano
Basta poco, che ce vò?
Pare facile poi però, quando passi alla pratica, ti accorgi che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.
La prima cosa di cui ti rendi conto è che (molto probabilmente) non l’hai mai fatto prima e quindi devi capire come si mette in pratica.
Lo scopo di questo articolo è aiutarti a risparmiare tempo e guadagnare soldi
Perché ho creato Eticonetwork? Perché quando ho mosso i primi passi nel network marketing è proprio quello di cui avrei avuto bisogno mentre invece le cose le ho dovute capire e scoprire da solo.
Ovviamente quando hai un mentore tutto è più semplice ma anche senza, a condizione di essere determinato, agli obiettivi anche tu ci arrivi lo stesso però con più tempo e maggior fatica.
Quello che sto per raccontarti può esserti d’aiuto nel caso tu sia agli inizi oppure non abbia ancora messo a punto il tuo metodo di lavoro, ma ti torna utile anche se hai già un team e devi impostare il programma di addestramento.
Se fai tesoro di quello che ti condivido, stai certo che arrivi prima ai tuoi traguardi.
Nel principio era il verbo e il verbo era dio
Uso le parole di un Vangelo perché ricordo ancora il senso della comunicazione con i leader quando ero agli inizi.
In pratica il rapporto doveva viaggiare sul binario del
Io dico, tu fai!
Non posso sapere come si comportano con te (e spero sia diverso dal trattamento che ho ricevuto io) ma per quanto mi riguarda io non potevo mettere in discussione quel che mi veniva indicato.
Io sono l’esperto e tu sei agli inizi perciò non inventarti nulla perché non c’è nulla da inventare!
Il network marketing è nato in America e dobbiamo fare come dicono gli americani!
Non devi pensare, devi fare esattamente!
Questa era l’atmosfera che respiravo allora e ti sto parlando non di una sola azienda.
Attualmente mi par di capire che il mantra sia un altro:
“Ma come, ancora usi la lista nomi nell’era dei social? Ma dove pensi di arrivare, sei una specie in via d’estinzione! Oggi basta uno smartphone e l’attività la fai tutta online…”
In realtà quello che conta è trovare il metodo giusto, cioè quello che funziona per te nel rispetto della tua personalità e dei tuoi valori.
I dogmi lasciamoli alla religione
Tu non devi prendere per oro colato quello che ti viene detto: non devi farlo né con me né con altri.
Non ti sto dicendo che non devi fidarti di nessuno ma che devi sempre ragionare su quello che ti viene detto, valutare se è in sintonia con i tuoi valori esistenziali e provare se è applicabile a te.
Hai diritto a mettere in discussione quello che ti viene insegnato perché, quando vai fuori, la faccia con i clienti e gli incaricati ce la metti tu e quando addestri il tuo team ne sei responsabile.
Le domande che non puoi evitare
Se ad un certo punto ho deciso che quello che mi veniva insegnato/imposto non andava bene per me, è stato perché mi sono fatto delle domande che non mi ero fatto prima.
Certamente la logica del network richiede che un leader trasmetta soluzioni efficaci alla propria downline quindi ci si dovrebbe affidare: ma va sempre tutto bene?
Nel mio caso, ad un certo punto, ho dovuto accettare di pormi qualche domanda.
Perché se mi dicono che il modo d’invitare è quello, poi loro non hanno praticamente mai nessun ospite alle serate?
Perché se mi dicono che la presentazione va fatta in quel preciso modo, poi loro non hanno ogni mese nuovi incaricati?
Perché se mi dicono che il prodotto si vende “condividendone i benefici”, poi loro ogni mese faticano a realizzare anche un minimo di fatturato?
Quando ho capito che dovevo per forza dare una risposta a queste domande ho fatto la mia scelta, ho smesso di accettare verità indiscutibili e ho cominciato a cercare validi esempi.
Ma questo mi ha aiutato solo indirettamente perché c’era un fatto che non avevo considerato.
La duplicazione nel network marketing: cosa non funziona
A quel punto ho cercato di scoprire in che modo le persone ottenevano risultati ed ho scoperto una verità di cui ho fatto tesoro: ci sono cose che non si possono duplicare.
Le chiavi certamente sono duplicabili, infatti basta andare dal ferramenta con un modello e lì te ne fanno una copia assolutamente identica.
Ma il network è fatto di persone, di una moltitudine di persone ognuna diversa dall’altra e visto che la clonazione non è possibile devi tenere conto delle caratteristiche individuali, a partire proprio dalle tue.
Ti faccio qualche esempio e, mi raccomando, prendi nel verso giusto quello che ti sto per dire: siamo tra persone mature, non è questione di giudizi morali ma solo di applicabilità di un modello comportamentale.
L’avvenenza e la prestanza fisica non sono duplicabili
Non è duplicabile l’avvenenza e neppure la prestanza fisica, quella è roba legata al DNA.
Una vecchia battuta recita che
Non è vero che le donne con le tette grandi hanno il cervello piccolo ma agli uomini il cervello diventa piccolo in presenza di donne con le grandi tette
A Roma poi c’è un detto antico
Se ero arto du metri, allora campavo de prepotenza
Che voglio dire con questo? Semplicemente che ho visto molti ottenere benefici in attività grazie a doti estetiche ma, sia ben chiaro, si tratta di persone che sfruttavano (se ti pare brutto sostituisci con “beneficiavano di”) queste caratteristiche nell’intero ambito della propria vita e per loro era perfettamente naturale.
Li sto forse giudicando e condannando? Certo che no, sono fatti loro: quello che conta è che certe peculiarità o le hai oppure non le puoi inventare. Insomma, come si dice:
Se non c’hai il fisico, lascia perdere…
Il temperamento non è duplicabile
Altra cosa che non è duplicabile è il temperamento che, per definizione, è la tendenza istintiva nei confronti della vita. Non imbarchiamoci in discorsi complicati di psicologia ma facciamo degli esempi.
Nei seminari motivazionali si incontrano spesso personaggi famosi che, nonostante grandi menomazioni dalla nascita o intervenute successivamente, hanno ottenuto risultati eclatanti.
Se li analizzi bene ti rendi conto però che il loro approccio alla vita discende direttamente da un corredo genetico: semplicemente, sono fatti così e non sono duplicabili.
Il temperamento di un Alex Zanardi è una dote naturale, come lo è quello di un Valentino Rossi, di Maradona, di Anna Magnani, di Antony Robbins: personaggi così possono stimolare e ispirare ma così ci si nasce.
Nella mia attività di network, intendo quando avevo un codice, ho sviluppato una struttura di più di settemila incaricati e se ci aggiungi i clienti posso dire di aver avuto a che fare con un bel pò di gente e qualcuno con un temperamento straordinario l’ho frequentato.
Ricordo in particolare due donne, una brianzola e una emiliana, che erano autentiche forze della natura quanto a temperamento: due cicloni, divertente lavorarci insieme ma quel che avevano dentro non si trova tanto facilmente e non lo compri al mercato.
Ho lavorato anche con un romagnolo, personaggio quasi da film che sembrava un fiume sempre in piena quanto ad energia: ecco, appunto un personaggio da film non duplicabile a meno di non volersi rendere ridicolo scimmiottandolo.
L’impermeabilità emotiva non è duplicabile
Chi è empatico come noi riesce a percepire cosa prova chi ha di fronte e ne tiene conto ma non siamo tutti uguali.
Ci sono persone il cui agire è improntato a prendere tutto quello che possono senza tenere conto delle conseguenze che impongono agli altri.
Parlo di gente che non ha scrupoli: attenzione, intendo dire non che non se li fa ma che non li vive proprio.
Per questa gente la vendita è scontro e non incontro, per loro da un appuntamento si esce vittoriosi o sconfitti: se hai chiuso il contratto hai vinto, se non lo hai chiuso hai perso.
Per loro il fine giustifica sempre il mezzo.
Di gente così ne ho incontrata tanta, sia quando avevo un codice ma anche occupandomi di addestramento.
Parlo di chi ama le cosiddette “chiusure a imbuto” fatte mettendo all’angolo e umiliando i clienti. Sono quelli che per vendere un aspirapolvere fanno la flambatura e poi mettono sotto al naso dei genitori il “prodotto finale” sbraitando
Ma è questo il modo in cui fate vivere i vostri figli?
Ecco, questa aggressività o ce l’hai di natura oppure non puoi adottarla a lungo perché se sei una persona per bene ti creerà uno stress insopportabile.
Detto in altre parole, non puoi far finta che non te ne frega niente di chi hai di fronte se la tua natura ti porta a trattare gli altri come vorresti esser trattato tu.
Non sei disposto a farlo tu né a insegnarlo agli altri. Non è duplicabile.
Questi sono tre esempi e potrei farne tanti altri ma ora voglio passare all’aiuto pratico.
Devi farti un abito su misura
Detto in parole semplici devi guardarti intorno e osservare come fanno gli altri, esaminare in che modo vendono e sponsorizzano quelli che ottengono risultati.
Per farlo puoi rivolgerti alla tua upline, cioè la linea di sponsorizzazione che parte dal tuo sponsor e arriva al tuo leader di riferimento: chiedi di uscire in affiancamento con loro per vedere come lavorano ed ottengono risultati.
Ma non fermarti qui: se ancora non hai trovato l’ispirazione, chiedi anche ai colleghi. Non farti remore: primo perché si può imparare da chiunque e secondo perché scoprirai che le persone di successo non hanno problemi a condividere.
Ma una volta che hai trovato qualcosa che ti piace, devi comunque capire se va bene per te, se è l’abito su misura per la tua persona.
I pantaloni a vita bassa vanno bene a chi ha il sedere come Jennifer Lopez altrimenti sono ridicoli o orribili.
Per esser ancora più chiaro, il tuo abito su misura può essere la sintesi di tanti spunti che alla fine comporranno il tuo stile.
Ho usato metafore ma posso anche parlare terra-terra: puoi prendere un pezzo qui e un pezzo là e metterli insieme fino a quando non trovi che ti piace e che funziona per te.
Le parole che usa quello per descrivere, la mimica che usa quell’altra per mostrare, la sequenza che adopera quell’altro ancora per gestire la comunicazione: puoi usare tutto per comporre il tuo modello definitivo.
Una volta che hai messo a punto il tuo stile, è il momento di aiutare il tuo team.
Devi aiutare le persone del tuo team a trovare il loro stile
Quando sei passato per quello che abbiamo detto, hai ben chiaro che il tuo ruolo non è quello d’imporre il tuo stile come se fosse un’uniforme: quindi la cosa giusta che devi fare è creare le condizioni affinché ognuno del tuo team possa trovare e prendere ciò di cui ha bisogno per raggiungere i propri obiettivi.
Gli addestramenti alla vendita e alla sponsorizzazione che farai dovranno certamente far riferimento alla tua esperienza, quindi saranno densi di principi e racconti ma non dovrai fermarti a questo.
Se vuoi capire su quali aree strutturare questi addestramenti, ho descritto i quattro settori strategici nel dettaglio: scopri il quadrante del network marketing.
Infatti è importante che tu dia voce a chi ottiene risultati: è importante come riconoscimento e gratificazione ma è anche utile alla condivisione di altri punti di vista.
Questo non sminuisce il tuo ruolo di leader ma anzi t’innalza perché ti eleva a garante dell’arricchimento di tutti i partecipanti.
Volendo spiegare il senso della duplicazione nel network marketing possiamo definirla la capacità di rendere autonomi gli altri a raggiungere a modo loro i propri obiettivi.
Per chiarirti ulteriormente il concetto, ti condivido un paragrafo del mio libro ETICONETWORK – Strategia di network marketing per persone per bene, in cui ti racconto un momento di svolta della mia attività di networker.
Alla fine ti lascio anche il link per leggere gratuitamente le prime 36 pagine.
Quello che segue è il paragrafo del mio libro: il titolo è
L’ addestramento è saltato!
In una serata programmata dall’azienda era prevista la conduzione da parte di un esperto di prodotti ma proprio all’ultimo momento mi hanno informato che non sarebbe stato presente.
Io avevo in sala circa centoventi persone, tutti incaricati anche non della mia organizzazione, che avevano investito tempo e denaro per esser presenti: tu pensa a chi magari aveva lasciato i figli a casa, pagato una baby sitter, percorso tanti chilometri per un evento che durava dalle 20,30 alle 22,30 e da cui sperava di tornare con informazioni preziose per migliorare la propria attività e quindi la propria vita.
Io lì per lì ho provato un senso d’angoscia perché ho pensato che la gran parte lavorava partime e quindi la mattina successiva avrebbe affrontato il solito tran tran quotidiano: mi sono sentito responsabile per loro anche se il meeting non lo avevo programmato io.
La verità però è che quella situazione mi ha spinto a dare una nuova direzione alla mia attività che da allora non sarebbe stata più la stessa.
Varie voci si sono sollevate dalla platea per chiedere chi avrebbe fatto l’addestramento quella sera.
“L’addestramento lo farà ognuno di voi ai vostri colleghi” ho detto mentre ho preso la lavagna e ho diviso in due il foglio tracciando una linea.
“Qual’è il prodotto che vendete meglio?” ho chiesto e ne ho preso nota da un lato indicando chi l’aveva detto e siamo andati avanti per qualche minuto con grande fermento, poi ho proseguito con un’altra domanda.
“E qual’è il prodotto che vi riesce difficile vendere?” E qui con un atmosfera in sala differente, prima era entusiasta ora perplessa, ho riempito l’altro lato del foglio.
A quel punto io ho soltanto guidato, moderato e stimolato.
Chi aveva detto di non riuscire a vendere un prodotto ascoltava il collega che invece lo vendeva facilmente: le persone facevano domande ed ottenevano risposte, si scambiavano le reciproche esperienze, soprattutto si rendevano conto di non esser i soli ad aver bisogno d’aiuto.
Era emozionante vedere che tutti si sentivano protagonisti!
La cosa è piaciuta talmente tanto che quella stessa sera abbiamo messo in calendario di ripetere l’esperienza con altre linee di prodotti e abbiamo stabilito che ognuno di noi avrebbe portato qualcosa da mangiare e bere al termine dell’incontro.
Da quel momento io ho preso in mano il programma degli addestramenti e li ho fatti in modo utile a tutto il team, le persone hanno smesso di guardarsi con diffidenza e hanno cominciato anche ad aiutarsi affiancandosi indipendentemente dalla linea di sponsorizzazione.
Se vuoi andare oltre quello che hai letto, ho scritto un libro su come costruire un’attività di network marketing seria e su base etica. Puoi cominciare dalle prime 36 pagine – gratuitamente, senza lasciare nessun dato.
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