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Monica: figlia di un dio minore

da | 19 Agosto, 2024 | Network Marketing | 0 commenti

Tempo di lettura: 3 minuti

Monica: una storia di dignità e umanità.
Monica era una persona per bene: dignitosa, coraggiosa, autentica.

Monica è morta, uccisa a coltellate dal marito.

È un fatto accaduto ormai da oltre dieci anni ma penso a lei molto spesso: in questi giorni, in cui il mondo “piange la scomparsa” di Alain Delon, ho sentito che era giunto il momento di parlare di lei. 

Mi occupo di addestramento in ambito network marketing ma nel blog ho deciso di parlare anche delle persone che hanno lasciato un segno nella mia vita.

Il network è un’attività soprattutto di relazione umana: poiché ripeto spesso che ho fiducia nella parte buona dell’umanità, voglio raccontarti di una persona per bene che ho conosciuto al di fuori di questo mondo e che porto nel mio cuore. 


Monica era una donna rumena di 36 anni, moglie e madre di un bambino, che viveva facendo le pulizie negli uffici di un “quartiere bene” di Roma.

Era una gran lavoratrice e l’avresti potuta apprezzare anche per la sua grande dignità: arrivava vestita con gusto e stile, si cambiava in bagno quindi eseguiva le sue mansioni con un grande impegno.

Al termine, evidentemente affaticata dopo ore intense, si cambiava di nuovo in bagno ed usciva vestita di tutto punto, allegra e gioiosa.

Se l’avessi conosciuta sono certo che ti sarebbe piaciuta.

Ma aveva i suoi problemi, posso assicurartelo.


Il primo era sicuramente il suo aspetto: era minuta, bionda e con un fisico atletico che risaltava anche con la tuta da ginnastica che indossava come abito da lavoro.

Aveva un fisico da pornostar oppure, se preferisci un esempio diverso, da danzatrice di balli latinoamericani: questo fatto costituiva un problema.

Era un problema con certi uomini (chiamiamoli così…), quelli presso i cui uffici lavorava: ho assistito più volte a avance pesanti cioè ad approcci fatti di palpeggiamenti.

Lei sapeva però tenere a bada tutti con maestria e senza fraintendimenti: insomma, faceva capire senza mezzi termini che non c’era trippa per gatti.

A me però, che sono fin troppo sensibile, mi strizzava il cuore a vedere come veniva trattata.

Ma anche le donne, spesso, le riservavano gesti di disprezzo (che non ti racconto ma puoi immaginare) per umiliarla e poi avresti dovuto vedere qualcos’altro di molto particolare.

Lei faceva le pulizie anche nelle palestre: tu immaginala arrivare vestita con abiti che le stavano benissimo, mettersi in tuta e muoversi falcidiata dagli sguardi altezzosi delle femmine che facevano esercizi rimirandosi agli specchi.

Insomma era sommersa d’invidia per il suo aspetto.


Monica avrebbe potuto facilmente “risolvere” la sua vita accordando le sue grazie a qualcuno dei benestanti che se la mangiavano cogli occhi ma non lo ha fatto.

Spesso veniva a lavorare portando con sé suo figlio, un bambino paffuto e tranquillo che si sedeva da qualche parte nell’ufficio a leggere o studiare.

Avresti dovuto vedere gli sguardi che lei gli rivolgeva durante le sue ore di lavoro faticose: era evidente che fosse la sua ragione di vita.

Con lei io avevo un rapporto cordiale che in un’occasione potemmo approfondire.


Era venuta mia figlia a trovarmi (Monica finora l’aveva soltanto vista in foto sulla mia scrivania) e lei la riconobbe e ci scambiò una breve conversazione.

La sera tardi, prima di andarsene, si volle complimentare con me per mia figlia poi, quasi di slancio, decise di spendere qualche parola con molta discrezione.

Mi accennò, quasi con ritrosia, al fatto che non tutti i genitori si comportano allo stesso modo e riconoscono il valore della famiglia. 

Ci prendemmo un caffè insieme e lì aggiunse poi qualche altro elemento di cui ricordo soltanto il dispiacere che espresse accennando al fatto che alcuni uomini dopo il matrimonio si abbrutiscono.

Non mi disse di più e io non l’ho voluta mettere in difficoltà con ulteriori domande.

Per toglierla dall’imbarazzo le feci i miei complimenti per il suo modo di vestirsi e lei, quasi facendo una confessione, mi disse che spendeva pochissimo acquistando ai banchi del mercato settimanale.

Le chiesi se potevo farle una foto per mostrarla a mia moglie che, avendomi sentito parlare di lei, non l’aveva mai vista.

È la foto che vedi in copertina.


Un giorno non si è presentata in ufficio e non siamo più riusciti a rintracciarla.

Soltanto successivamente e per puro caso abbiamo saputo che era stata uccisa a coltellate dal marito e non è il caso che io ti racconti altri particolari strazianti.

Monica è uno dei miei idoli.

Io penso, anzi sono certo, che nella vita di ognuno di noi ci sono persone per bene che meritano il nostro rispetto e con cui potremmo creare relazioni profonde.

E parlando di network marketing, lasciami dire che non è solo questione di soldi e carriera: c’è tutto un mondo intorno che costituisce il motivo per cui in tanti si coinvolgono e restano coinvolti.

Quanto a Monica, mi manca: se ci fosse ancora sono certo che lei e Catia sarebbero diventate amiche.

Monica voglio dirti che, ovunque tu sia, hai lasciato un segno profondo in questo mondo.

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Roberto Ragusa

Roberto Ragusa

Sono esperto di network marketing quindi di vendita, sponsorizzazione e leadership. Conosco bene anche la vendita diretta: a tu per tu, con party plane, televendite e telepromozioni da call center.
 Ho venduto praticamente ogni tipo di prodotto, da quelli di consumo ai beni durevoli.
 Conosco pure il dietro le quinte avendo lavorato per alcune aziende. Ora voglio aiutare direttamente le persone per bene a raggiungere il successo.

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