In questo nuovo articolo della serie “I tuoi clienti sono fatti così” continuo a mostrarti la realtà delle persone che incontri andando a vendere nelle case, quando sei un incaricato alle vendite dirette.
Al di là di quello che puoi sentire e leggere sull’argomento, la realtà è che le persone cercano sostanzialmente tutte le stesse cose: te lo posso garantire, ho più di trent’anni di esperienza nel settore.
Il principio cardine di ogni incontro che farai è sempre lo stesso:
Per vendere ad un cliente devi prima entrare nel suo mondo e poi portarlo nel tuo.
L’episodio di oggi è tratto ancora dal mio libro ETICONETWORK – Strategia di network marketing per persone per bene: ti ricordo che in fondo troverai sia il link per scaricare a costo zero le prime 50 pagine senza lasciare i tuoi dati, sia quello per acquistarlo.
“Sono stato proprio uno stronzo!”
No, non sto parlando di me ma di quello che mi è stato detto ripetutamente durante l’incontro.
Un mio cliente, cui ho fornito un sistema di riposo per lui e per i suoi due figli, mi chiama per darmi il nominativo di un suo amico che lo vuole comprare.
Mi avvisa che si tratta di un tipo particolare un pò brusco e di una presenza che incute timore.
Mi anticipa che è impegnatissimo quindi è probabile che dovrò incontrarlo in tarda serata: in effetti l’appuntamento lo fissiamo per le ventuno.
Chi è del nostro settore sa che gli orari dei pasti non sono i più favorevoli per gestire le dimostrazioni e quindi, per quanto possibile, sono da evitare. In questo caso non è possibile, quindi vado.
Arrivo in una villa in periferia a Roma e al civico indicato corrisponde il garage dell’abitazione. Lui è in ritardo, lo chiamo più volte e mi ripete sempre di non andare via che sta arrivando.
Alla fine, iniziamo alle ventidue. La situazione quindi non è propriamente la migliore auspicabile.
l colloquio si svolge in un locale ancora grezzo ed io gli dico che dovrei vedere la struttura del suo letto per poter indicare la soluzione migliore: tieni presente che è un omone imponente di un metro e novanta con una grossa barba ed il vocione.
Marco, diciamo che si chiama così, mi dice che non è possibile perché non è quello il posto dove abita: quello è il garage della sua ex casa in cui vive la moglie ed il figlio.
Mi ha dato del tu da subito quindi gli chiedo: “Vabbè, ma tu dove abiti?”.
A questo punto lui si apre e mi racconta la storia della sua vita.
Famiglia storica nell’edilizia capitolina, nonostante la crisi gli appalti non gli sono mancati e nemmeno il denaro e questo gli ha causato qualche problema: si è lasciato andare a frequentazioni di giovani ragazze, la moglie l’ha scoperto e messo con le spalle al muro e si stanno separando.
Io conosco quella situazione, nel senso di affrontare una separazione, glielo dico e si crea una certa confidenza.
“Sono stato uno stronzo, sono stato proprio uno stronzo!”
Particolari della sua vita
“Per divertirmi con carne fresca ho perso la famiglia che è il perno della mia vita”. “
Ora, mi spiega, vive in un rustico nella campagna di sua proprietà e lo sta ristrutturando perché ha capito che la moglie è ferita nel profondo e di ritorno con lei per ora non se ne parla.
Mi racconta tanti particolari, anche coi lucciconi agli occhi e per empatia ne sento tutta la sofferenza che prova. Lui continua a ripetere di essersi comportato da stronzo e di esserne pentito.
Si sono fatte le ventitré e lui si scusa per il protrarsi dell’incontro e mi dice che ha bisogno di un letto completo.
Le mie parole sono state più o meno queste che seguono.
“Marco, mi hai detto tutto di te: posso essere altrettanto diretto?
Per risolvere il tuo problema ti ci vogliono duemilaottocento euro.
Sei più alto della media, pesi più della media e col lavoro che fai non ti basta il materasso ma ti serve anche la rete ed entrambi sono fuori misura.”
Lui mi fa:
“Scrivi Robbè, solo me devi da scusà perché non ce li ho tutti con me. Posso darti come acconto solo millecinquecento in contanti?”.
Glieli conto davanti dato che è lui a insistere perché lo faccia e poi mi esorta a tornare a casa da mia moglie che sicuramente mi starà aspettando.
Sollevo il borsone del campionario e mentre ci stringiamo la mano sulla porta mi viene un sussulto.
“Marco, io me ne sto andando via con i tuoi soldi e non ti ho nemmeno fatto vedere quello che hai comprato!”.
La sua risposta?
“Ah Robbé, ma vaffanculo dai… tra di noi!”.
Anche qui è chiaro cos’è successo: lui mi ha fatto prima entrare nel suo mondo e poi io ho potuto portarlo nel mio.
Credimi, non devi sentirti spaesato: è qualcosa che s’impara e che poi diventa automatico.
Lascia che mi ripeta perché è troppo importante: per vendere ad un cliente devi prima entrare nel suo mondo e poi portarlo nel tuo.
Non ti dico che sia tutto qui ma posso garantirti che da qui tutto inizia.
Se vuoi andare oltre quello che hai letto, ho scritto un libro su come costruire un’attività di network marketing seria e su base etica. Puoi cominciare dalle prime 36 pagine — gratuitamente, senza lasciare nessun dato.
Trovi tutto qui sotto.
0 commenti