Oggi voglio ragionare con te sulla formazione nel network marketing: d’accordo, se mi conosci sai che ho l’idiosincrasia per la parola e che mi irrita per come viene usata.
Qual è la “consistenza” della formazione? Cioè, in cosa consiste?
Il percorso che porta un incaricato a diventare un professionista autonomo è obbligatoriamente un processo di formazione ma, soprattutto, di auto-formazione.
Lasciami spiegare partendo da un punto: anche in questo settore vige la regola universale dell’apprendimento:
“Se ascolti dimentichi, se vedi ricordi, se fai impari”
Ora, per sviluppare un discorso serio e fruibile, dobbiamo assumere il tuo punto di vista: cioè quello di un networker.
Di fatto è semplice, quando inizi hai bisogno di tre elementi:
- Spiegazioni, per capire il funzionamento delle cose
- Istruzioni, per sapere come fare le cose
- Ispirazione, per nutrire il tuo mindset e creare il tuo stile comunicativo.
Dove puoi trovarle? Chi può dartele? Come le ottieni?
Le spiegazioni
Ti serve conoscere tutte le componenti della tua attività: l’azienda, i prodotti, il piano compensi e le procedure.
Queste informazioni te le deve dare l’azienda stessa: tu hai necessità di dati ufficiali e non di interpretazioni di qualcuno (magari anche in buona fede).
Per fare un esempio: se in catalogo ci sono integratori e cosmetici, è opportuno che a descrivertene il corretto uso siano nutrizionisti e cosmetologi/dermatologi.
Queste persone sono anche quelle di riferimento per cosa si può dire e cosa non si deve dire nel pubblicizzarli e venderli.
Lo stesso discorso vale anche per il piano compensi: il funzionamento delle qualifiche ti deve essere spiegato e chiarito da una figura ufficiale che parla per conto dell’azienda.
In assenza di questo, succede (giusto per fare un solo esempio) che tante persone magari si “comprano la qualifica” credendo che sia acquisita per sempre e soltanto dopo scoprono che ci sono dei requisiti per mantenerla.
Non basta che le cose siano scritte da qualche parte oppure che vengano dette in un conferenza virtuale: bisogna che i networker possano “toccare con mano” la società.
Per questo servono i cosiddetti rallies, cioè tour di eventi programmati nelle varie zone.
Per lo stesso motivo è auspicabile che ci siano convegni regionali e nazionali dove partecipi per accrescere la consapevolezza di ciò che proponi agli altri.
Se non lo fa l’azienda stessa (e qui ci sarebbe da chiedersi perché…) col tempo dovrai farlo tu.
Ti dico cosa facevo io.
Lo Star day
Ai miei tempi ogni mese tenevo lo Star Day, un seminario di un intero pomeriggio, in cui spiegavo tutti gli elementi dell’attività con l’analogia della torta e dei suoi ingredienti.
La mia organizzazione, presente soprattutto nel Lazio, cresceva di 50 -100 nuovi iscritti ogni mese: volevo che ognuno di loro mi conoscesse e apprendesse da me le informazioni fondamentali circa:
- L’azienda
- I prodotti
- Il piano compensi e carriera
- La filosofia
- Il ruolo del networker
Con questo evento, cui “dovevano” partecipare tutti i nuovi iscritti, mi assicuravo che le informazioni arrivassero in modo corretto e completo.
Se decidi di seguire il mio esempio, ti suggerisco di tenere lo Star Day il penultimo sabato del mese. Il motivo lo scoprirai da te.
Le istruzioni
Ti occorre essere istruito su come si vende, come si sponsorizza e come si costruisce e si esercita la leadership.
Queste competenze puoi cominciare ad apprenderle con i seminari in aula: ci dev’essere una figura, con esperienza effettiva sul campo, che ti mostra la teoria e ti fa esercitare con la pratica del rôle play.
Sostanzialmente questo si realizza con il confronto: i partecipanti ascoltano, fanno domande e poi s’impegnano in un gioco di ruolo impersonando sia l’ospite che il networker.
Quando ne ho capito l’importanza, da networker ho impostato in maniera estremamente pratica questi seminari: creavo un forte coinvolgimento emotivo per stressare la capacità di ognuno di gestire le situazioni.
Qui non te la faccio lunga, tieni presente che i miei corsi erano (e sono ancora) una vera palestra: in palestra non ci si va per vedere come si fanno gli esercizi ma per imparare e soprattutto allenarsi.
Fatto questo inizia la fase più importante della tua formazione, ma te ne parlo dopo aver fatto un paio di considerazioni.
Facciamo una prima considerazione
In un convegno con centinaia o migliaia di partecipanti, mi dici quale interazione può esserci tra chi è sul palco e tu che sei in platea?
Non sto dicendo che manchi il coinvolgimento emotivo né che un oratore non possa ispirarti: quello che dico è che non è previsto il dialogo visto che tu non puoi fargli domande ed ottenere risposte.
Perciò, quando te ne torni a casa, porti con te certamente l’emozione vissuta ma, eventualmente, soltanto qualche informazione.
Non ti sei formato, non hai elaborato e messo in pratica nulla.
Non penserai che i balli, i grattini sulla schiena, gli esercizi di iperventilazione ed il ripetere ad alta voce frasi motivazionali ti abbiano trasferito un’abilità lavorativa…
Dai, siamo seri.
Non crederai che la camminata sul fuoco, la rottura della tavoletta di legno o il tondino di ferro sulla gola ti abbiano definitivamente trasformato in “networker pro”?
Ti prego, dimmi che non lo pensi.
La seconda considerazione
Perché allora questo genere di eventi hanno tanto successo?
Perché periodicamente centinaia, se non migliaia di persone, spendono soldi per assistere allo “spettacolo” del guru (magari) di oltreoceano?
Oppure ai convegni in Italia di “star” nazionali dove, per un weekend, assistono a eventi pirotecnici con una girandola di oratori e tantissima animazione sul palco e nel palazzo congressi?
Ti do la mia spiegazione attingendo all’antropologia culturale.
Le persone partecipano a questo genere di eventi perché sono animate da uno spirito religioso.
Immagino che tu stia pensando:
“Roberto che c’entra l’antropologia culturale e la religione?”
C’entra, eccome se c’entra.
Pensa a questo fatto: ci sono folle di fedeli che vanno alla messa domenicale dove, per dogma di fede, è presente “l’elemento divino”.
Quale necessità li spinge quindi a intraprendere un pellegrinaggio in una località molto distante, spendendo tempo e denaro?
La risposta è la speranza: la speranza che in quel luogo “magico” avvenga qualcosa di “potente” che li trasformi all’istante.
Ma perché quel dio, che pure sono convinti che abiti nella loro parrocchia, dovrebbe fare il miracolo solo in certi luoghi remoti?
Perché, per fare un esempio, quelli che abitano a Roma non ritengono “sufficiente” il Santuario del Divino Amore e quindi devono andare a Lourdes o Medjugorje?
Lo stesso sentimento alberga nei networker che pensano che solo il grande evento, col personaggio famoso, possa regalargli una grande trasformazione definitiva.
Ma non funziona così, non è allo shock emozionale che bisogna puntare se vuoi evolvere nel network marketing.
Cos’è che ti manca?
Ti serve ben altro perché tutto questo non ti completa: hai bisogno di vedere cosa accade nella realtà operativa e per questo ti serve l’affiancamento.
Hai bisogno di affiancare il tuo punto di riferimento, sponsor-upline-leader e vedere come vende e sponsorizza: lui agisce e tu memorizzi cosa fa.
Uscendo in affiancamento con lei/lui puoi verificare la bontà delle cose che insegna dal palco: sapessi quante ne ho viste e quante ne potrei raccontare! Quanti monumenti crollati…
Con l’affiancamento passivo tu sei un osservatore, libero da tensioni emotive e quindi puoi gustarti lo spettacolo e prendere appunti.
Poi verrà il momento dell’affiancamento attivo quando sarai tu a fare tutto con i tuoi ospiti ed il tuo sponsor-upline-leader ti aiuterà se “ti incarti”.
Altro aiuto lo riceverai dopo, quando lui ti spiegherà cosa dovevi e non dovevi fare e ti darà altri suggerimenti.
A partire da quel punto inizia la fase più importante della tua formazione.
Auto-formazione
Quella di un networker può essere solo auto-formazione e ti spiego perché.
Qualsiasi informazione ti venga messa a disposizione, che siano nozioni oppure istruzioni, è solo lavorando sul campo che si forma la tua professionalità.
Quando ti viene insegnata una tecnica quale che sia, ad esempio come fare una presentazione del business o un party plane, per te è tutta teoria: la devi mettere in pratica per verificarla.
Faccio un’analogia: non è che superato l’esame teorico e pratico ed avendo conseguito la patente, questo faccia di te un guidatore esperto.
È nelle mille variabili della circolazione su strada che metti a punto il tuo stile di guida: questo lo fai in autonomia.
Parti col bagaglio della conoscenza ma poi è soltanto la pratica costante che ti fa evolvere.
Lo stesso vale per il network marketing: ti serve chi ti guida alla scoperta e ti avvia a diventare autonomo.
Se cerchi una formazione pratica e dal vivo su vendita, sponsorizzazione e leadership, ho sviluppato 4 percorsi specifici: scopri i 4 Per-Corsi.
Così tu formi te stesso costruendo il professionista che vuoi diventare.
Finora sei stato entrato in mare dove l’acqua è bassa ed avevi anche il salvagente: ora è il momento di imparare a nuotare da solo.
I tuoi appuntamenti solitari
Quando fai appuntamenti su appuntamenti e sei da solo, è lì che ti metti alla prova. È incontrando tanta gente che ti costringi a diventare efficace.
Dopo ogni appuntamento, quale che ne sia l’esito, farai bene ad isolarti e riflettere su tutto quello che è successo: analizzerai il tuo comportamento e imparerai dall’esperienza quali sono i tuoi punti forti e quali quelli su cui lavorare.
Alla fine sarai tu stesso ad aver formato la persona di successo che diventerai.
Perché chiunque, me compreso può certamente esserti d’aiuto e ispirarti, ma la trasformazione che vivrai è la conseguenza diretta delle tue scelte e del tuo impegno.
La verità te l’ho già detta all’inizio:
“Se ascolti dimentichi, se vedi ricordi, se fai impari”
All’inizio ho accennato al mindset, non l’ho dimenticato ma ho tanto altro, veramente tanto altro ancora da dirti: ci saranno le occasioni giuste per farlo.
Gli argomenti di questo articolo continuano nella seconda parte: La formazione nel network marketing – parte seconda.
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