La formazione di un networker è un progressivo percorso di crescita ma non è come viene raccontata da certi “guru”.
Le loro parole, che leggiamo e sentiamo ripetere a martello nelle campagne pubblicitarie, sono tutte nel senso di aver “creato” leader, di aver “trasformato” la vita di centinaia se non migliaia di persone, di aver “formato” una moltitudine di networker.
Queste, secondo me, sono espressioni che rivelano un concetto tossico della leadership: prendere qualcuno e costruirlo secondo il proprio modello.
Certamente uno scultore ha il potere assoluto sulla pietra che usa per dare forma alla sua idea.
Ma qui stiamo parlando di esseri umani, ognuno con la propria inclinazione e sensibilità.
Formazione non è manipolazione
La formazione di un networker non può essere basata sul controllo ma sulla crescita personale.
Se ci pensi bene, questa è pura manipolazione: qui non si tratta di aiutare le persone a diventare la versione migliore di se stesse ma di condizionarle per realizzare il progetto di qualcun altro.
D’accordo, è ovvio che esiste una moltitudine di individui che si trovano bene all’ombra del potere perché da questo traggono la loro identità e si sentono sicuri.
Ma non siamo tutti così.
Ci sono anche quelle che io chiamo le persone per bene, uomini e donne dotati di sensibilità ed autonomia critica.
Costoro, come te e me, non vogliono essere comandati a bacchetta secondo il consueto “io dico, tu fai!”.
Queste persone per bene cercano spiegazioni, istruzioni ed ispirazione (qui trovi un approfondimento completo sulla formazione nel network marketing) per l’intero percorso di crescita nella professione da networker.
Ecco che qui entra in gioco il film.
La formazione di un networker: analogia col film Bronx
Bronx è un bel film, un gran bel film che appartiene al genere cosiddetto di “formazione”.
Queste pellicole raccontano storie di gioventù, di crescita personale e di cambiamento: in pratica storie del viaggio di transizione verso l’età adulta in cui tutti possiamo identificarci.
Anche nel network marketing c’è un’età adulta: è la fase della maturità cui si perviene attraverso un percorso di crescita non soltanto professionale ma anche umano.
Ed è proprio qui che la formazione di un networker prende una direzione precisa.
Ecco quindi che le persone, quando entrano in attività, sono come dei bambini che vanno curati, nutriti e protetti.

Ma come nella vita non è giusto obbligare i figli a soddisfare i nostri desideri, rendendoli infelici, così nell’attività non è giusto usare le persone per i propri scopi invece di aiutarli ad evolvere.
Questo film è una similitudine di come avviene la crescita fisiologica nel business: essendo esposti all’esempio di qualcuno e traendone quello che di buono può esserci per noi.
Ora ti riassumo sinteticamente la trama e ti spoilero il finale: ma ti consiglio vivamente di guardarlo perché potrai goderti le tante sfumature della recitazione di un grande cast di attori.
Bronx – La trama
È il 1960 nel quartiere del Bronx: Calogero, un bambino di origini italiane figlio di un autista d’autobus, passa le giornate nel suo quartiere ammirando il boss Sonny che gestisce le sue attività in un locale sotto casa.
Un giorno assiste casualmente a un omicidio: però lui testimonierà il falso, come suggerito dal padre, che vuole proteggere il ragazzo e la propria famiglia.
Diventa così il prediletto di Sonny, il quale lo introduce nel suo giro. Nonostante i divieti dei genitori, Calogero inizia a frequentare il ritrovo degli uomini di Sonny, consolidando l’amicizia con il criminale, che lo prende sotto la sua custodia come un figlio.
Anni dopo, Calogero è ormai cresciuto e si allontana sempre di più da suo padre, il quale è un onesto lavoratore che vive una vita dignitosa ma povera.
Sonny è diventato per lui una sorta di secondo padre, molto influente in ogni aspetto della sua vita. Il boss lo vuole indirizzare anche sulle amicizie da seguire, in quanto il ragazzo frequenta giovani violenti e razzisti.
Un giorno, proprio grazie all’intervento del boss che lo tira fuori dall’auto dei suoi coetanei, Calogero scampa alla morte: decide di andare a ringraziarlo per averlo tolto in tempo da quella compagnia ma, appena arriva al bar, ritrovo di Sonny e dei suoi uomini, lo vede morire per un colpo di pistola,
Ai funerali di Sonny è presente molta gente, ma oltre a Calogero nessuno si mostra realmente dispiaciuto per la morte del boss, che era temuto ma non amato. Solo un altro uomo ha delle parole gentili per Sonny ed è il padre di Calogero che ringrazia il boss per aver salvato la vita a suo figlio.
Padre e figlio fanno pace e i due si incamminano per tornare a casa, mentre Calogero ripensa alle lezioni che ha imparato dai due uomini più importanti della sua vita.
La vita è fatta d’incontri e di scelte
Nel film il padre di Calogero ed il boss si impegnano a trasmettere al ragazzo la propria visione esistenziale.
Ognuno dei due, dal proprio punto di vista, gli offre spiegazioni sul funzionamento della vita, istruzioni su come comportarsi e ispirazione tramite la propria condotta.
Il ragazzo ad un certo punto si allontana dal padre perché gli pare che quello del boss sia un esempio di successo ma poi, nel finale del film, capisce che entrambi, il genitore ed il boss, volevano il suo bene.
Calogero però capisce anche che il padre aveva avuto sempre ragione nel dirgli che Sonny non era veramente amato ma soltanto temuto.
Così, alla fine, si rende conto di aver preso da entrambi ciò che di buono potevano offrirgli.
Spiegazioni, istruzioni ed ispirazione
Questa è la vera formazione di un networker: concreta, personale e sostenibile.
Ecco, chi vuole crescere ed evolversi nel business, ha bisogno soprattutto di esempi, cioè di leader che col proprio comportamento gli mostrino il senso dell’attività.
Un incaricato ha bisogno di spiegazioni chiare e di istruzioni che possa seguire e mettere in pratica nel rispetto dei suoi valori e della sua personalità.
Ed ha necessità di ispirazione che non è l’agitazione emotiva delle convention (qui trovi la seconda parte in cui spiego perché questo approccio è deleterio) ma l’illuminazione costante di chi conosce il percorso.
Insomma, se sei un networker hai tutto il diritto di cercare quello che ti fa stare bene e ti aiuta a tirare fuori il meglio di te stesso.
Questo non significa che non devi seguire il tuo sponsor, upline o leader: non è questo quello che ho detto.
Ciò che devi fare è chiedergli di aiutarti a lavorare senza dover essere la sua parodia, perché non saresti né originale né autentico: comunque non dureresti a lungo.
La formazione di un networker: il ruolo del leader
Se sei un leader hai la responsabilità delle persone che si affidano a te.
E devi esserne all’altezza.
Come si fa?
Certamente non obbligandole a ripetere ciò che funziona per te ma che non è adatto a loro.
Se tu hai un carisma naturale non puoi pretendere di trasmetterlo perché il tuo è un dono di natura arricchito dalle tue esperienze di vita: non è una cosa che si può trasfondere con l’imposizione delle mani!
Un leader è parte attiva nella formazione di un networker, ma non deve mai sostituirsi alla sua identità.
Perciò devi essere come una saggio che, a seconda della predisposizione dei suoi discepoli, offre il giusto insegnamento e supporto.
Insomma, metti a disposizione una strategia che si può portare avanti con varie tattiche.
Come si fa? Raccontando le tue esperienze, facendo condividere quelle del tuo team, interagendo con altri leader della tua azienda di cui hai stima e ti fidi.
Se fai così creerai un mondo cui le persone come te vorranno appartenere e ti saranno non fedeli ma leali.
È la cosa migliore per tutti.
Se vuoi capire davvero come funziona la formazione di un networker nel mondo reale, allora devi andare oltre la teoria.
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